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A Sarrión, piccolo comune spagnolo, spetta il primato di maggior produttore mondiale di tartufo nero

A Sarrión, piccolo comune spagnolo, spetta il primato di maggior produttore mondiale di tartufo nero

Il tartufo nero spagnolo

Coltivazione tartufo nero

Questa è la storia di come un piccolo paese di montagna della provincia di Teruel, nella regione di Aragón, si converte nella capitale mondiale del tartufo nero. Situato nella comarca di Gúdar Javalambre a pochi passi dal confine con la comunità valenciana, Sarrión con poco più di mille abitanti richiama l’attenzione di operatori economici di tutto il mondo ed in particolare di Francia e Italia per un prodotto, il tartufo nero pregiato, considerato il diamante nero, protagonista indiscusso della cucina. La scorsa annata, sono stati prodotti circa 40 tonnellate di tartufo a livello nazionale, 36 solo nella provincia di Teruel. Un grande successo considerando che la Francia ne ha prodotto tra 40-50 tonnellate. Un investimento a lungo termine che iniziò negli anni 80, quando un gruppo di imprenditori locali, attraverso la partecipazione a un corso di formazione sulla conoscenza del tartufo, decisero di viaggiare in Francia per vedere e studiare un modello di coltivazione dei tartufi da implementare, con un ritorno economico positivo e sociale per la comunità, che ha convertito Sarrión nella capitale spagnola del tartufo nero. Il tartufo che si produce è il tuber melanosporum, meglio conosciuto come il tartufo del Périgord. Sono 6000 gli ettari coltivati a tartufo, di cui 3000 in piena produzione. Un’attività quella della coltivazione del tartufo che ha permesso di contribuire al rimboschimento dell’area con l’introduzione di alberi, che producono in natura i tartufi, quali il leccio, il rovere e l’avellana, e alla conservazione del paesaggio montagnoso. La tecnica utilizzata è quella delle radici micorrizate e i tempi di investimento necessari richiedono almeno 8 anni. Una prima fase di laboratorio in cui le radici delle piantine vengono infettate dal fungo del tartufo così che quando raggiungono la lunghezza di 30 cm vengono micorrizate per poi essere vendute agli agricoltori per la successiva piantagione nella zona d’impianto. Aspetto importante del processo è evitare la simbiosi delle piantine con la presenza di altri funghi indesiderati. Importante quindi che il terreno sia sterilizzato, ossia privo della presenza di altri tipi di funghi che pregiudicherebbero l’investimento. Altre condizioni necessarie sono che gli impianti devono essere ospitati in terreni calcarei ben drenati ad almeno 900 m di altitudine per la coltivazione del tartufo nero e superiore ai 300 m per ottenere il tartufo estivo, un pH del terreno neutro, un clima freddo invernale e con precipitazioni estive.

Un esempio di sviluppo endogeno che nel giro di pochi anni ha permesso a questa area montana interna di contrastare il fenomeno dello spopolamento e del rischio connesso della manutenzione del territorio, preservandone l’identità  socio-culturale ed economica. Oggi Sarrión è sede della principale fiera internazionale del tartufo, FITRUF, destinata agli operatori professionali di tutto il mondo, che si celebra ogni anno dal 2001 nei primi di dicembre. Qui si commercializzano la quasi totalità della produzione tartuficola nazionale spagnola e si fissano i prezzi per il mercato europeo. Un prodotto agricolo, ecologico e naturale che non richiede l’utilizzo di fertilizzanti e con una domanda di mercato sempre superiore all’offerta che attrae compratori da tutto il mondo. Basti pensare che in Italia la legge considera il tartufo un prodotto di lusso e non un prodotto agricolo e quindi con un iva aggiunta del 22% e non al 4% come negli altri paesi europei. Le condizioni ambientali eccezionali unite alla grande esperienza degli agricoltori conferiscono al tartufo di Sarrión una qualità di alto pregio tanto da competere con i tartufi francesi considerati tra i migliori al mondo. Un attività agricola con numeri economici interessanti che fa della regione aragonese una potenza mondiale del tartufo.

 

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